Io e Giorgio abbiamo tante cose in comune: ci piace scherzare insieme, abbiamo il piercing alla lingua e ogni tanto ce lo mostriamo da lontano solo per farci una linguaccia, ci piace passare il tempo da Amir, il bengalese che ha aperto un minimarket sotto casa, non sopportiamo gli stessi vicini impiccioni e i vigili che vengono giornalmente a multare entrambi: me perché parcheggio la macchina fuori posto, lui, perché è fuori posto. Da quattro anni condividiamo la stessa piazza, è la prima persona che vedo appena uscita di casa al mattino e l’ultima ad accogliere la mia stanchezza la sera. Man mano che cresce dimagrisce sempre di più, ho paura che un giorno scomparirà lasciando come traccia di sé solo un rosario azzurro che gli hanno regalato in piazza Lanza, “di questo colore lo fanno solo in carcere, chi c’è stato lo sa”, sorride malizioso mostrando il suo talismano.

Da quando gli ho portato il materasso che non usavo più si sveglia tardi al mattino, dorme scomposto come un ragazzino nella veranda di un locale notturno e mentre dorme sembra sereno. Tra pochi giorni lo verranno a prendere per arrestarlo, e ho paura per lui perché è povero e dipendente dal crack, la droga in carcere costa moltissimo e se non hai soldi il tuo corpo e la tua fatica diventano una merce di scambio. Anche lui ha paura, glielo leggo negli occhi. So che è in grado di farsi volere bene praticamente da chiunque ed è molto intelligente, ma queste cose, sia nel mio mondo che nel suo, contano poco senza soldi. 

Ho tentato diverse volte di aiutarlo a stare meglio, ma temo che l’unico strumento che mi sia rimasto per non farlo scomparire del tutto siano le parole, pertanto ecco la rubrica periodica che ripercorrerà la sua storia: chi era, chi è adesso, chi vorrebbe essere e chi diventerà. Le vite che resistono ad essere tradotte completamente, che non sono trasparenti né coerenti, forse possono insegnarci qualcosa in più su noi stessi, sulla paura dell’altro, sull’ingiusta facilità di certi giudizi. Restate connessi per le prossime avventure.