Persino la collocazione dei centri commerciali gioca un ruolo molto rilevante.
Si trovano quasi sempre in luoghi periferici e questo spiega come chi vive nei contesti limitrofi possa preferire passare delle ore di svago vicino casa, piuttosto che imbottigliarsi nel traffico per raggiungere zone più centrali; per questo è diventato il posto in cui i teenager si ritrovano il sabato pomeriggio, non perché sia particolarmente entusiasmante girovagare tra vetrine, ma perché il luogo in cui vivono non offre loro alternative sicure, accessibili, gratuite.
Il centro commerciale è diventato la piazza che le nuove generazioni non hanno.
Questo non solo consegna la gente ai tranelli del consumismo, ma contribuisce anche nel crollo delle piccole imprese locali, che vedono sempre meno affluenza perché i centri commerciali ormai offrono una vasta scelta a portata di mano.
Sicuramente è da riconoscere la grandissima percentuale di lavoro che fornisce, ma basta sentir parlare chi, come me, ci lavora, per capire cosa realmente si nasconde dietro.
Durante un turno di lavoro se ne vedono di tutti i tipi, da bambini che si perdono a passeggini dimenticati, fino a ricevere un fiume di brutte parole perché le casse aperte sono considerate poche da clienti che non conoscono (giustamente) la gestione interna del personale e dei negozi: andiamo nei centri commerciali a “passare il tempo” ma ci secchiamo se passa troppo tempo.
È un paradosso che la dice lunga sulla nostra soglia di pazienza nell’era dell’istantaneo.
I fattori “weekend” e “festivi” sono un tasto dolente nell’ambito dei centri commerciali: è un’esperienza ai limiti della sopravvivenza.
La maggior parte della gente ne approfitta per riversarsi nei negozi e queste sono proprio le giornate in cui viene più complicato comprare (e a me lavorare).
La merce finisce subito, la confusione ti offusca la mente e spesso gli espositori si trasformano in bancarelle.
La gente ti tira in faccia i vestiti con la giustificazione che “tanto è il tuo lavoro”, ma Gianmarco mi sono persa questa clausola nel contratto?????
Per non parlare dei bambini: mentre i genitori svuotano negozi o incontrano vecchi amici, occupano il tempo come solo i bambini sanno fare, ovvero giocare a nascondino e rincorrersi, sbattendo contro persone ed espositori e creando ancor più confusione di quanta non ce ne sia già.
Un fenomeno divertente è quello degli accompagnatori, basta infatti entrare in un centro commerciale per vedere i divanetti all’esterno dei negozi pieni di uomini e buste, mentre aspettano con delle facce distrutte: forse sono loro le prime vittime che mietono questi grandi magazzini?
Le gambe un po’ larghe, l’espressione di chi sta aspettando l’autobus da 42 minuti, il telefono in mano come ancora di salvezza.
È quasi tenero, il centro commerciale li ha portati lì, ma non ha niente da offrirgli.
Risulta facile vedere anche l’altra faccia della medaglia: spesso proprio nei weekend i clienti ricevono risposte brusche da commessi svogliati e distratti, e nemmeno questo è carino.
La stanchezza trasforma le persone, e a volte il cliente (magari il decimo che fa la stessa domanda) riceve una risposta secca che non si meritava.
Delle volte basterebbe che tutti ricordassimo di essere umani e che con il rispetto vicendevole si possono costruire castelli, anche in mezzo alle corsie di un centro commerciale nel sabato più caotico dell’anno.
Alla fine di un turno, quando spengo le luci del camerino e recupero i vestiti lasciati sulle sedute, mi chiedo spesso la stessa cosa che mi chiedo da cliente: cosa ci siamo portati a casa, oggi?
Qualche busta, probabilmente. La stanchezza. Forse il senso vago di aver riempito il tempo senza averlo davvero vissuto, e questo vale per chi stava dall’una e dall’altra parte del bancone.
Il problema non è il centro commerciale in sé.
Il problema è che siamo diventati così bravi a consumare spazi, oggetti, esperienze e così poco bravi a costruire alternative.
A immaginare pomeriggi diversi, luoghi diversi, modi diversi di stare insieme che non passino per lo scambio commerciale.
Io nel frattempo riordino gli espositori, studio per l’esame di giovedì, e mi godo tanticchia ‘i friscu.